Cosa sono le dimissioni volontarie?
Le dimissioni volontarie sono la tua decisione di lasciare il posto di lavoro. Dal 2016, per evitare le cosiddette 'dimissioni in bianco' (moduli pre-firmati dal lavoratore all'assunzione e usati dal datore in un momento a lui favorevole), devono essere presentate esclusivamente in forma telematica tramite il portale del Ministero del Lavoro. La norma di riferimento è il D.Lgs. 151/2015, attuativo del Jobs Act, che ha introdotto questo obbligo per rafforzare la tutela dei lavoratori.
La tua scelta, il tuo diritto
Puoi dimetterti in qualsiasi momento, senza dover dare una motivazione. È un diritto garantito dalla Costituzione (art. 36) e dal codice civile in materia di lavoro subordinato, che tutela la libertà di recesso del lavoratore. Il datore di lavoro non può rifiutare le tue dimissioni né condizionarle ad accordi non richiesti dalla legge: può solo negoziare i tempi del preavviso.
Solo online dal 2016
Le dimissioni devono essere inviate tramite il portale ClicLavoro (oggi accessibile da servizi.lavoro.gov.it) del Ministero del Lavoro. Le dimissioni scritte a mano, via email o comunicate verbalmente NON hanno valore legale, con le eccezioni indicate di seguito. Questo significa che, finché non risulta trasmesso il modulo telematico, il rapporto di lavoro formalmente continua.
Eccezioni alla procedura online
Non serve la procedura telematica per: lavoratori domestici (colf/badanti), lavoratori marittimi, lavoratori in periodo di prova, dimissioni rassegnate in sede protetta (Ispettorato Territoriale del Lavoro, sindacato, commissioni di certificazione). In questi casi bastano le dimissioni scritte, con data e firma, consegnate o inviate al datore di lavoro con modalità che ne provino la ricezione.
Procedura telematica: come fare
La procedura è pensata per essere semplice, ma deve essere seguita con precisione: un errore nei dati inseriti può creare problemi con la decorrenza del preavviso o con il calcolo delle competenze finali. Ecco i passaggi principali.
Passo 1: Accedi con SPID o CIE
Vai sul portale servizi.lavoro.gov.it e accedi con SPID, CIE (Carta d'Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Se non hai queste credenziali o non ti senti sicuro nell'uso del portale, puoi delegare un patronato, un'organizzazione sindacale o un consulente del lavoro, che compileranno il modulo per tuo conto.
Passo 2: Compila il modulo
Inserisci i dati del datore di lavoro (codice fiscale, ragione sociale), la data di inizio rapporto, il tipo di contratto (tempo indeterminato, determinato, apprendistato) e la data dell'ultimo giorno di lavoro effettivo, calcolata tenendo conto del preavviso. Indica chiaramente se si tratta di dimissioni volontarie ordinarie o di dimissioni per giusta causa, perché la qualificazione incide sul diritto alla NASpI.
Passo 3: Invia e scarica la ricevuta
Clicca 'Invia'. Il sistema genera un modulo con un codice identificativo univoco e una marca temporale che attesta il momento esatto dell'invio. Il datore di lavoro riceve automaticamente la comunicazione tramite il portale. È importante scaricare e conservare la ricevuta, perché è la prova che le dimissioni sono state trasmesse correttamente e da quella data decorrono sia il preavviso che il termine di 7 giorni per un'eventuale revoca.
Alternativa: tramite patronato
Se non riesci a completare la procedura online autonomamente, puoi rivolgerti a un patronato (ad esempio CGIL, CISL, UIL) o a un consulente del lavoro abilitato. Il servizio offerto dal patronato è generalmente gratuito per il lavoratore. Un consulente del lavoro privato potrebbe invece richiedere un compenso per l'assistenza nella compilazione e nell'invio del modulo.
Il preavviso: quanto dura?
Il preavviso è il periodo che, secondo la legge e il contratto collettivo, devi normalmente lavorare dopo aver comunicato le dimissioni prima che il rapporto si chiuda effettivamente. La durata dipende dal tuo CCNL (contratto collettivo nazionale di lavoro), dall'anzianità di servizio e dal livello di inquadramento professionale.
Preavviso per CCNL e anzianità (giorni di calendario)
Verifica sempre il tuo contratto collettivo per il dato esatto
klaro.legalCome calcolare il preavviso
La durata esatta è stabilita dal tuo CCNL, non da una regola unica valida per tutti i settori. Alcuni riferimenti indicativi: Commercio, in genere da 15 a 120 giorni in base a livello e anzianità; Metalmeccanico, da 7 giorni a 4 mesi; Pubblico impiego, generalmente da 1 a 4 mesi. Il dato esatto va sempre verificato consultando il proprio contratto collettivo o la sezione dedicata al preavviso nel contratto individuale.
Mancato preavviso = indennità
Se non lavori durante il periodo di preavviso senza un accordo con il datore, quest'ultimo può trattenere l'indennità di mancato preavviso dalla busta paga finale o dal TFR. Questa indennità corrisponde, in linea di principio, alla retribuzione che avresti percepito lavorando durante il preavviso, comprese le voci accessorie previste dal CCNL.
Esonero dal preavviso
Il datore di lavoro può decidere di esonerarti dal preavviso, pagandoti comunque l'indennità corrispondente senza richiedere la prestazione lavorativa. In alternativa, lavoratore e datore possono accordarsi per un preavviso più breve di quello previsto dal CCNL. In caso di dimissioni per giusta causa, il preavviso non è dovuto in nessuna delle due direzioni.
Da quando decorre
Il preavviso decorre generalmente dal giorno successivo a quello in cui il datore riceve la comunicazione telematica delle dimissioni. Molti contratti collettivi prevedono però regole specifiche, ad esempio la decorrenza dal 1° o dal 16° giorno del mese, indipendentemente dalla data esatta di invio: anche questo aspetto va verificato nel proprio CCNL.
Dimissioni per giusta causa
Se il datore di lavoro ha commesso gravi violazioni degli obblighi contrattuali, la legge consente di dimettersi per giusta causa, ai sensi dell'art. 2119 del codice civile. In questo caso non è richiesto il preavviso ed è previsto il diritto alla NASpI, a differenza delle dimissioni volontarie ordinarie.
Quando è giusta causa
Sono generalmente considerate ipotesi di giusta causa: il mancato pagamento dello stipendio per periodi prolungati, situazioni di mobbing o molestie, il mancato versamento dei contributi previdenziali, un trasferimento non giustificato da effettive esigenze aziendali, una modifica peggiorativa delle mansioni (demansionamento) e gravi violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
Vantaggi importanti
Dimettersi per giusta causa comporta alcune conseguenze specifiche: non è dovuto il preavviso e spetta invece l'indennità sostitutiva a carico del datore; matura il diritto alla NASpI; è possibile richiedere il risarcimento dei danni subiti. Nel modulo telematico è necessario indicare espressamente 'giusta causa' come motivo delle dimissioni, e non genericamente 'dimissioni volontarie'.
Raccogli le prove
Prima di inviare le dimissioni per giusta causa, la documentazione della violazione lamentata assume un ruolo centrale: email, buste paga che attestino ritardi o mancati pagamenti, testimonianze di colleghi, certificati medici in caso di mobbing con conseguenze sulla salute. Se il datore di lavoro contesta la qualificazione come giusta causa, l'onere di dimostrarla davanti al giudice del lavoro spetta al lavoratore.
TFR e ultima busta paga
Quando ti dimetti, la legge riconosce il diritto a ricevere il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e l'ultima busta paga con tutte le competenze economiche maturate fino all'ultimo giorno di lavoro.
TFR: quando lo ricevi
Il TFR deve essere corrisposto alla cessazione del rapporto di lavoro. I tempi pratici di pagamento variano da azienda ad azienda: alcune liquidano il TFR insieme all'ultima busta paga, altre entro 30-45 giorni dalla cessazione. Se il TFR è rimasto in azienda, viene versato al lavoratore; se invece è stato destinato a un fondo di previdenza complementare, resta accantonato nel fondo secondo le regole di quel fondo.
L'ultima busta paga
L'ultima busta paga deve contenere: lo stipendio calcolato fino all'ultimo giorno effettivamente lavorato, le ferie non godute (da pagare come indennità sostitutiva), i permessi non goduti (parimenti da pagare), i ratei di tredicesima e, se prevista dal CCNL, quattordicesima, e gli eventuali straordinari non ancora liquidati. Da queste voci va sottratta, se applicabile, l'indennità di mancato preavviso a carico del lavoratore.
Come si calcola il TFR
Il TFR si calcola, per ogni anno di servizio, dividendo la retribuzione annua lorda per 13,5; la quota così ottenuta viene poi rivalutata annualmente con un tasso pari all'1,5% fisso più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo. Ad esempio, con una retribuzione annua lorda di 25.000 euro, la quota di TFR maturata in un anno è di circa 1.851 euro, prima della rivalutazione.
Tassazione del TFR
Il TFR viene tassato con il regime della tassazione separata, quindi non si somma al reddito complessivo dell'anno in cui viene percepito. In questo modo l'aliquota effettiva applicata è generalmente più favorevole rispetto all'IRPEF ordinaria a scaglioni. In particolare, si applica l'aliquota media calcolata sui redditi degli ultimi cinque anni di lavoro.
NASpI: ho diritto alla disoccupazione?
La risposta dipende in modo determinante dal tipo di dimissioni presentate. Non tutte le forme di cessazione volontaria del rapporto danno diritto alla NASpI, l'indennità di disoccupazione gestita dall'INPS.
Diritti per tipo di dimissioni
100% = hai diritto, 0% = non hai diritto
klaro.legalDimissioni volontarie: NO NASpI
Se ti dimetti volontariamente, senza una giusta causa riconosciuta, non hai diritto alla NASpI. La disoccupazione è pensata per chi perde il lavoro in modo involontario, ad esempio a seguito di licenziamento o di scadenza di un contratto a tempo determinato non rinnovato.
Giusta causa: SÌ NASpI
Se ti dimetti per giusta causa (ad esempio per stipendi non pagati o situazioni di mobbing), la legge riconosce il diritto alla NASpI. In sede di domanda all'INPS può essere necessario dimostrare la giusta causa con documentazione adeguata, poiché l'INPS verifica la coerenza tra il motivo dichiarato e la documentazione presentata.
Risoluzione consensuale: dipende
La risoluzione consensuale del rapporto, quando avviene in sede protetta (Ispettorato Territoriale del Lavoro o sede sindacale), dà generalmente diritto alla NASpI. La risoluzione consensuale semplice, cioè un accordo privato tra le parti senza passaggio in sede protetta, in linea generale non dà questo diritto, salvo il caso particolare del rifiuto legittimo di un trasferimento imposto dal datore di lavoro.

Revocare le dimissioni
Hai cambiato idea dopo aver inviato le dimissioni? La legge prevede la possibilità di revocarle entro un termine preciso: 7 giorni di calendario dalla data di trasmissione tramite il portale telematico.
7 giorni per ripensarci
Il lavoratore ha 7 giorni di calendario, non lavorativi, dalla data di trasmissione telematica per revocare le dimissioni. La revoca deve essere effettuata sempre tramite il portale ClicLavoro, seguendo una procedura analoga a quella usata per le dimissioni. Il datore di lavoro non può rifiutare una revoca presentata entro questo termine.
Come revocare
Accedi al portale servizi.lavoro.gov.it con SPID, CIE o CNS, individua la comunicazione di dimissioni già inviata e seleziona l'opzione 'Revoca'. Il sistema trasmette automaticamente la revoca al datore di lavoro. Come per l'invio originario, conviene conservare la ricevuta generata dal sistema.
Dopo 7 giorni: troppo tardi
Trascorsi i 7 giorni, la revoca unilaterale non è più possibile tramite il portale. Resta solo la possibilità di chiedere al datore di lavoro di essere riassunti, ma il datore non è in alcun modo obbligato ad accettare questa richiesta. Per questo motivo, il termine di riflessione prima dell'invio ha un peso pratico rilevante.
I tuoi diritti quando ti dimetti
Anche in caso di dimissioni volontarie, la legge riconosce al lavoratore alcuni diritti importanti che il datore di lavoro è tenuto a rispettare indipendentemente dal motivo della cessazione.
TFR: sempre dovuto
Il TFR spetta sempre, indipendentemente dal motivo della cessazione del rapporto, incluse le dimissioni volontarie senza giusta causa. È una somma già maturata durante il rapporto di lavoro, non una concessione legata al tipo di cessazione. Se il datore non lo corrisponde nei tempi previsti, la legge consente di agire per il recupero delle somme dovute.
Ferie e permessi non goduti
Le ferie e i permessi non goduti al momento della cessazione devono essere retribuiti nell'ultima busta paga come indennità sostitutiva. Se il datore propone di 'consumare' le ferie residue durante il periodo di preavviso, questo può avvenire solo tramite un accordo tra le parti, non come imposizione unilaterale.
Certificato di lavoro
Il lavoratore ha diritto a ricevere un certificato di servizio che attesti il periodo lavorato, la qualifica contrattuale e le mansioni effettivamente svolte. Il datore di lavoro è obbligato a rilasciarlo su richiesta, essendo un documento utile per la ricerca di una nuova occupazione.
Verifica dei contributi
È possibile controllare sul sito INPS, tramite l'estratto contributivo, che tutti i contributi siano stati versati correttamente fino all'ultimo giorno di lavoro. In caso di contributi mancanti o non versati, la legge prevede un termine di 5 anni per effettuare una segnalazione all'INPS.

Errori comuni da evitare
Nella prassi, diversi lavoratori commettono errori che possono avere conseguenze economiche rilevanti al momento delle dimissioni. Ecco i più frequenti.
Dare le dimissioni verbali o via email
Le dimissioni comunicate verbalmente, scritte a mano o inviate via email semplice non sono valide, salvo le eccezioni previste per periodo di prova, lavoro domestico e sedi protette. Solo la procedura telematica ha pieno valore legale: senza l'invio online, il rapporto di lavoro risulta formalmente ancora in essere.
Non rispettare il preavviso
Se il lavoratore non presta servizio durante il periodo di preavviso senza un accordo specifico con il datore, quest'ultimo trattiene l'indennità di mancato preavviso, che in alcuni CCNL può corrispondere a 1-4 mesi di stipendio. Si tratta di un costo significativo, spesso evitabile pianificando con attenzione la data dell'ultimo giorno lavorato.
Dimettersi di impulso
Prima di inviare le dimissioni, diversi elementi meritano attenzione: la disponibilità di un'altra occupazione, il calcolo del TFR maturato, la situazione dei contributi versati e la consapevolezza che, con dimissioni volontarie ordinarie, non spetta la NASpI. Una valutazione di questi aspetti prima dell'invio può evitare sorprese economiche.
Non documentare la giusta causa
Chi si dimette per giusta causa senza aver raccolto prove adeguate rischia di vedere contestata questa qualificazione, con la conseguente perdita del diritto alla NASpI e dell'indennità sostitutiva del preavviso. Documentazione utile comprende email, buste paga incomplete o in ritardo, testimonianze e certificati medici pertinenti, da raccogliere prima dell'invio del modulo.